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Come ti faccio naufragare un referendum

Posted in Politica con i tag , , , , , on Giugno 22, 2009 by ilConsigliere

Il referendum 2009 sulla legge elettorale è fallito per mancanza di quorum. Anche i politici (pochi a dire il vero) che erano favorevoli adesso dicono che se lo aspettavano. Verrebbe da chiedersi dove sia la lungimiranza di certi politici!

Ho letto alcune dichiarazioni che fanno semplicemente imbestialire con la logica e chiunque abbia un minimo di intelligenza per capire quello che viene detto dovrebbe domandarsi appunto che politici abbiamo. E questo indipendentemente da come la si pensava sul referendum. Qui si è sempre stati favorevoli, ma quando le dichiarazioni vanno contro la logica non c’è idea che tenga.

Prima di tutti iniziamo a dire che il traino delle provinciali ha funzionato perché nelle città dove c’era il ballottaggio il quorum è stato superato. Complimenti quindi a chi non l’ha voluto accorpare alle europee, oggi parleremmo di ben altra storia. E complimenti anche per i milioni di euro in più spesi per questo mancato accorpamento.

Leggo di Maroni che vorrebbe cambiare l’istituto del referendum perché così com’è non va bene. Bravo Maroni! Prima facciamolo fallire e poi modifichiamolo. Che grande statista!

Leggo di Calderoli, autore della legge porcata che si voleva modificare, che parla di un grande risultato per la Lega. In effetti impedire alle persone di sapere che c’era il referendum e impedire di conoscerne il contenuto è veramente una grande vittoria. Una vittoria basata sul mantenimento dell’ignoranza degli elettori, decisamente un bel risultato per chi governa.

Leggo di Pannella che dice di essersi dimenticato di andare a votare. Eppure si dice sempre pronto per tutelare i diritti, i principi. Evidentemte solo i suoi perché per quelli delgi altri non vale la pena spendere una sola parola. Ma non era lui che si batteva per il diritto di parola di tutti?

Leggo di Cicchitto che parla di bassissima affluenza del voto perché gli italiani hanno capito che la riforma elettorale e materia del Parlamento. Forse Cicchitto però non è molto capace di fare i conti. Gli elettori che sono andati a votare per il referendum sono stati più di 10 milioni. E qui bisogna fare due considerazioni. Dieci milioni di persone non sono proprio poche, sono un numero decisamente alto. Talmente alto che, e questaè la seconda considerazione, è il numero di elettori del PDL alle ultime elezioni europee. Lo considerebbe basso anche un questo caso?

Tutte le bugie sul referendum

Posted in Politica con i tag on Giugno 20, 2009 by ilConsigliere

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Undici risposte ad undici obiezioni -

Il referendum è inutile perché non cancella le liste bloccate.
E’ vero che non cancella questo sconcio. Purtroppo non è possibile farlo con un referendum. Ma questo è il referendum contro la “legge-porcata” di Calderoli, e se passerà il suo significato politico sarà questo: il Parlamento sarà costretto a fare le riforme che oggi non vuole fare. Sarà una scossa che rimetterà in moto le cose. A suo tempo neanche l’elezione diretta del sindaco era tra i quesiti (anche quella non poteva esserci), ma la vittoria del sì nel ‘92 obbligò il Parlamento a vararla. Della “porcata” il referendum cancella invece un’altra vergogna, la possibilità di candidature multiple. Piuttosto la domanda da fare è questa: c’è qualcuno che crede che, se il referendum fallisse, i partiti farebbero le riforme? No, se il referendum fallirà tutto resterà come prima. Qualcuno andrà in tv e dirà: “Vedete? Gli italiani sono contenti di questo sistema elettorale e di questa politica”

Il referendum non serve, perché dopo i partiti cambiano tutto.
A volte è capitato. La legge sul finanziamento dei partiti è stata scippata in modo vergognoso dal Parlamento, e la stessa legge Calderoli ha stravolto vergognosamente il referendum del ‘93, anche se ha comunque dovuto rispettare almeno il principio del bipolarismo, proprio perché quella scelta gli elettori l’avevano voluta e la vogliono ancora fortemente. Per il resto l’attuale legge è una porcheria. Consente ad un partitino di mettere la maggioranza con la schiena al muro e di minacciare continuamente le crisi di governo. Non dobbiamo arrenderci a questa situazione. Questo è un referendum proprio contro quello “scippo”. Del resto la storia d’Italia è stata fatta molto dai referendum, e la maggior parte delle volte il risultato è stato rispettato. La elezione diretta del sindaco è sempre lì.

Con le elezioni il quadro politico è stato semplificato, e il referendum è dunque superato.
Quando abbiamo raccolto le firme non esistevano né il PD né il PDL, ed è stata proprio la campagna referendaria a spingere i partiti a fare queste aggregazioni. Ma la politica italiana è ancora instabile. Se vince il sì questi partiti rimarranno uniti e ci avvieremo al bipartitismo. Se il referendum perde si può sfasciare tutto. E poi l’instabilità c’è con qualsiasi coalizione, anche di tre partiti. Basta ricordare il ricatto della lega per non fare l’election day con il referendum il 6 e 7 giugno. Ma si possono immaginare Obama, Sarkozy o Zapatero andare in televisione e dire “io vorrei fare questa cosa per il bene del paese, ma se la faccio gli alleati mi fanno la crisi di governo. E quindi non la faccio”? È proprio quello che Berlusconi ha dovuto ammettere soltanto poche settimane fa di fronte al ricatto della Lega sulla questione dell’abbinamento del referendum all’election day. Quello che cambierebbe è che nessun partito delle coalizioni di governo potrebbe ricattare gli alleati. Non ci sarebbero stati i diktat dei Mastella e dei Giordano della scorsa legislatura nel centro-sinistra, e dei Bossi e dei Maroni nel centrodestra in questa. Una cosa deve essere chiara: IN NESSUN PAESE CHE CONTA UNA MINORANZA PUÒ FAR CADERE IL GOVERNO. PER QUESTO L’ITALIA NON CONTA

Le leggi elettorali deve farle il Parlamento.
In linea di principio ciò è giusto, ma in Italia le uniche riforme, come il maggioritario e la elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia e del governatore, sono state fatte, a furor di popolo, dai referendum degli anni ‘90. Il Parlamento parla di riforme da trent’anni, ma è bloccato perché controllato dai partiti che non le vogliono. Soltanto i cittadini possono cambiare e dare un scossa perché si facciano le riforme.

Il referendum è pericoloso: aiuta Berlusconi.
Qualunque sia la posizione politica che si ha, questa è comunque una grandissima balla. Dicono che se passa il referendum Berlusconi e il suo PdL, con il 40% dei voti, prende il 55% dei seggi in parlamento. Attenzione, può avvenire già oggi con l’attuale legge-porcellum. Per fare questo Berlusconi non ha alcun bisogno del referendum che su questo punto non cambia niente (i cambiamenti sono altri). Tutto questo è un effetto della legge elettorale oggi in vigore, la quale già prevede che alla lista più votata venga attribuita anche la maggioranza assoluta dei seggi in palio.

E’ antidemocratico che un partito del 40% abbia il 55% dei seggi.
No, questo non è vero. Nei paesi anglosassoni, la culla della democrazia, ciò accade spesso. Thatcher e Blair hanno sempre governato con queste percentuali, e nel 2005 Tony Blair, con il 35,3% dei voti, ha preso il 55 % dei seggi ed ha eletto 360 deputati contro i 260 di tutte le opposizioni. Il maggioritario è questo: chi vince governa, chi perde controlla.

Ma addirittura con il 20% dei voti si può prendere la maggioranza assoluta dei seggi.
Ancora una volta occorre ricordare che questo può accadere anche oggi, proprio con la legge che combattiamo, e non sarebbe un effetto del referendum. Se una coalizione prende il 20%, la seconda il 19%, la terza il 18% e le altre ancora meno, la prima ha la maggioranza assoluta in Parlamento. In realtà però si tratta di un’ipotesi teorica, sostanzialmente impossibile a realizzarsi. Già oggi i due principali partiti hanno più del 20%! E poi il desiderio di vincere spinge a fare aggregazioni vaste, per battere l’avversario. Nel 2006 questo ha portato ad aggregazioni enormi, 16 partiti da una parte e 17 dall’altra. Se passa il referendum chi vuole aggregarsi per vincere dovrà fare una lista unica, con grande vantaggio per la stabilità e la chiarezza.

Il referendum rafforza soltanto chi ha la maggioranza.
Non è vero. Aiuta anche l’opposizione, anzi forse ancora di più. Quando ci sono le elezioni la maggioranza va al governo ed è unita dall’esigenza di non perdere il governo, mentre l’opposizione tende a sfasciarsi, a litigare, e ciascun partito va per conto suo. Lo vediamo già oggi con la rissa continua tra PD e Italia dei valori. Litigano perché vogliono rubarsi reciprocamente i voti per essere più forti quando si tratterà di contrattare la formazione della coalizione elettorale. Se ci fosse il bipartitismo il partito di opposizione rimarrebbe unito e dovrebbe pensare soltanto a fare delle proposte serie che gli consentano di vincere le elezioni la volta successiva.

Il referendum fa spendere soldi.
La democrazia ha i suoi costi. Vogliamo rinunciare alla democrazia per risparmiare qualcosa? Mussolini diceva che le elezioni costano caro, e infatti per vent’anni non le ha più fatte. Ma attenzione, se si fosse accolta la nostra richiesta di votare nello stesso giorno, il 6 e il 7 giugno, europee, amministrative e referendum, si sarebbero risparmiati ben 400 milioni di euro. E’ stata la Lega a impedire questo e ad addossare alla collettività un costo enorme.

Il referendum porterebbe ad un bipartitismo forzato.
E’ vero, il referendum spingerebbe al bipartitismo. Questo è il suo valore politico, questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo. Ed è un obiettivo importantissimo e positivo. Tutte le grandi democrazie si fondano su due grandi partiti. Negli USA i democratici e i repubblicani, in Gran Bretagna i laburisti e i conservatori, in Spagna e in Germania i popolari i socialisti, in Francia o socialisti e il partito di Sarkozy. Questo non significa che non vi siano altri partiti più piccoli, ma che ciascuno dei due poli ruota attorno a un grande partito. Ma questa è la garanzia di stabilità e di efficienza di quelle democrazie: e questo è ciò che il referendum ci darebbe anche in Italia. E poi non ci sarebbe nessuna forzatura. Gli italiani che hanno votato per i due principali partiti sono più del 70 %. Più di quanto abbiano ottenuto insieme i due principali partiti in Inghilterra nel 2005 (67,6%).

Ci sarebbe meno pluralismo.
Non è vero. I partiti che superano il 4 % sarebbero comunque rappresentati. E poi la frammentazione estrema non porta pluralismo: porta a inefficienza, paralisi, e anzi immobilismo. Il vero pluralismo ha bisogno dell’ alternanza, del ricambio. Solo questo mette al riparo dalla cosa più soffocante che ci sia, il consociativismo. Noi non vogliamo colpire il sano pluralismo. Vogliamo colpire il potere di ricatto dei partiti dentro le coalizioni. Vogliamo eliminare l’idea della coalizione. Che è una contraddizione in termini: si sta insieme, ma ci si combatte anche per rosicchiarsi reciprocamente voti. Un assurdo. E il tempo si spreca nei negoziati tra i partiti, anziché pensare al bene del paese. Noi ci ispiriamo ai modelli anglosassoni. Ti pare che in quei paesi non ci sia pluralismo?

I veri dati delle europee: PDL al 21%

Posted in Politica con i tag , on Giugno 11, 2009 by ilConsigliere

Sul sito del Ministero dell’Interno sono presenti i dati ufficiali delle elezioni. I giornali hanno riportato alcuni dati che però secondo me sono un po’ falsati. I dati che riportano sono corretti e anche il metodo di calcolo è quello ufficiale, ma se guardiamo alla realtà, i dati sono sostanzialmente diversi. E mi stupisco che nessuno abbia fatto questi semplici calcoli.

Vediamoli in dettaglio:

Elettori 50.341.790  
Votanti 32.747.722 65,05 %

 

Schede bianche 990.689 3,02 %
Schede nulle 1.103.519 3,36 %
Schede contestate e non attribuite 7.749 0,02 %

 

Lista Voti % ufficiale % reale
ASTENSIONE – BIANCHE – NULLE 19.688.276   39,07%
IL POPOLO DELLA LIBERTA’ 10.807.327 35,26 21,47
VALLEE D’AOSTE 32.926 0,10 0,06
PARTITO DEMOCRATICO 8.007.854 26,13 15,90
SVP 143.027 0,46 0,28
LEGA NORD 3.126.915 10.20 6,21
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI 2.452.569 8,00 4,87
AUTONOMIE LIBERTE’ DEMOCRATIE 27.086 0,08 0,05
UNIONE DI CENTRO 1.996.901 6,51 3,97
RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI 1.038.247 3,38 2,06
SINISTRA E LIBERTA’ 958.458 3,12 1,90
LISTA MARCO PANNELLA – EMMA BONINO 743.273 2,42 1,47
LA DESTRA-MPA- PENSIONATI -ALL.DI CENTRO 682.046 2,22 1,35
FIAMMA TRICOLORE 244.982 0,79 0,48
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI 166.317 0.54 0,33
FORZA NUOVA 146.619 0.47 0,29
LIBERAL DEMOCRATICI – MAIE 71.218 0,23 0,14

Il dato reale l’ho ovviamente calcolato considerando il numero totale di elettori, considerando quindi l’astensione come se fosse un partito. Guardando la percentuale di questo fantomatico partito vediamo che è quasi doppia rispetto al primo partito classico italiano. Un po’ di astensione è fisiologica, ma che questa sia il doppio del primo partito italiano dovrebbe far riflettere. Invece tutti commentano come se questo partito non esistesse. In realtà esiste e rappresenta il 39% del Paese, quasi la metà degli elettori totali.

Election day

Posted in Politica con i tag , , , , , on Aprile 15, 2009 by ilConsigliere

Leggo con piacere che Franceschini vuole accorpare il referendum elettorale con le elezioni europee e amministrative in modo da risparmiare 400 milioni di euro da devolvere ai fondi per il terremoto.

Non è importante che l’iniziativa sia partita da Lavoce.info a seguito delle richieste di alcuni lettori dall’estero e non da Franceschini, è importante che se ne parli perché si eviti un ennesimo spreco di denaro (che potrebbe essere destinato in maniera migliore se venisse usato per il terremoto in Abruzzo) e per il bene della nostra democrazia.

Questo referendum è importante perché ci consetirebbe di toglierci di mezzo una legge elettorale in cui non possiamo sceglierci i nostri rappresentanti in parlamento eliminando la legge elettorale porcata. Definita così da chi l’ha pensata. Pensa un po’ come siamo messi.

Verrebbe da pensare che, visto che anche chi l’ha pensata non ne va fiero, dovrebbero essere tutti contenti della sua abrogazione. Invece così non è per mero calcolo di poltrone. Se il referendum passasse il partito con il maggior numero di voti prenderebbe il premio di maggioranza, mentre adesso il premio va alla coalizione. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che i partitini cesserebbero di esistere perché non avrebbero alcuna possibilità di vincere. Probabilmente ci sarebbe meno rappresentanza in parlamento, ma sicuramente ci sarebbe più governabilità perché non ci sarebbero i ricatti dei partitini. Ci si potrebbe domandare se la limitata rappresentatività sia un difetto di democrazia. Domanda legittima, ma in realtà è proprio così che funziona negli Stati Uniti, dove la democrazia non sembra proprio mancare. E dove il ricambio funziona.

In realtà la necessità di questo referendun la vediamo proprio con questo spreco di 400 milioni di euro. Perché sta passando in sordina senza che se ne parli?  Perché ad esso si oppone la Lega che sarebbe uno dei pariti che sparirebbe. E perché il PDL non se ne frega, visto che continuerebbe ad esistere? Semplicemente perché altrimenti la Lega  farebbe scoppiare una crisi di governo. Esempio eclatante dei  ricatti che potremmo evitare in futuro.

Stiamo quindi parlando di una degenarazione della democrazia in Italia. E chi si vanta di combattere le degenerazioni in Italia? A me vengono in mentre tre signori (che parolone!). Di Pietro, Travaglio e Beppe Grillo. Avete sentito questi signori dire qualcosa a proposito? Io no. Ho guardato nei loro blog ad esempio, ma non ho trovato niente al riguardo (a onor del vero Grillo ha scritto qualcosina, giusto per non lasciare indietro niente). Ma, come? I fustigatori dei tempi moderni possibile che non dicano niente a favore di qualcosa che possa contribuire a migliorare l’Italia? Se il referendum passasse, sarebbero i cittadini a scegliere chi votare con il voto di preferenza e quindi sarebbe difficile che i partiti candidassero persono poco trasparenti. E’ una loro battaglia. Eppure non dicono niente. Non sarà che sparirebbe anche Di Pietro? Non sarà che Travaglio e Grillo non potrebbero più continuare a fare lo loro sparate? Non vedo nessuna differenza tra loro e i politici che dicono di voler combattere.

Quindi, Calderoli (l’autore della legge porcata), Grillo, Travaglio e Di Pietro per me pari son. Sono loro i padri dello schifo che vediamo in parlamento. Dimenticavo, tra questi c’è anche Casini; come poteva non esserci?

Vogliamo quindi continuare in questo modo? Io no. Ed è per questo che voterò il referendum.

La buffonata del pranzo dei senatori a 1,50 euro

Posted in Politica con i tag , on Marzo 4, 2009 by ilConsigliere

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Noi italiani siamo proprio bravi a parlare di niente e più il niente è corposo, più la polemica è grossa. E’ così che funziona e non ci possiamo fare niente.

Prendiamo ad esempio la riduzione del prezzo del pranzo dei senatori. Sarebbe dovuto diventare di 1,50€. Prezzo basso, ma veramente basso, ancora di più se lo si considera in base allo stipendio. Veramente scandaloso. E qua allora scoppia la polemica e Di Pietro più di tutti si erge a baluardo del buon senso e parla di bullismo parlamentare. Si corre quindi ai ripari, Schifani fa riportare i prezzi indietro nel tempo (al giorno prima!) e la differenza di prezzo sarà devoluta in beneficenza. Tutti contenti e Di Pietro smette i panni dell’indignato.

Signori miei, vi rendete conto che stiamo parlando di niente? Quanto costava il pranzo prima della diminuzione? Costava 1,80€. La diminuzione è di 30 centesimi! Certo, 1,50€ è un prezzo scandaloso, ma 1,80€ non lo è forse altrettanto? Di Pietro, che trova indegno un costo di un euro e mezzo, trova forse degno un prezzo di 30 centesimi più alto? Dovrebbe esserlo ugualmente. Eppure non è così. Forse non lo sa? Trovo strano non lo sappia… fino ad adesso quanto pensava pagassero i suoi senatori? 50 €? Non penso proprio.

Passiamo adesso alla questione benficenza, ovvero ai soldi che si introiteranno grazie ai 30 centesimi che i senatori pagheranno in più rispetto al  nuovo prezzo. Facciamo due conti. Quanti giorni mangeranno alla buvette? Facciamo 200 anche se è un  numero esagerato. 200 x 0,30 fa 60 euro x 315 senatori sono18900 euro. Grazie a questa buffonata andranno in beneficienza nemmeno 19000  euro. Un cifrone! Roba che non ti compri nemmeno una macchina. E stiamo parlando comunque di 60 euro all’anno scucito da ogni senatore!

In sostanza un’unica grossa polemica per 60 euro!

E la cosa più incredibile è che queste cose non le ho lette da nessuna parte, nessuno che abbia fatto un minimo di ragionamento per capire di cosa si stesse parlando.

Il giuramento di Franceschini

Posted in Politica con i tag , on Febbraio 23, 2009 by ilConsigliere

franceschini_costituzioneCi sono volte in cui guardando un fatto lo si può vedere in molti modi. E in Italia poi questo è uno comportamento che capita non a volte, ma sempre.

L’ultimo di questi, parlando in termini temporali, è il giuramento che ha fatto ieri Franceschini sulla Costituzione. Viene da domandarsi se sia necessario un atto simile; in teoria, se ha fatto il militare, è solamente il riproponimento di quello fatto al giuramento, quindi niente di particolarmente interessante, dovrebbe essere solamente la riprosizione di una cosa già fatta. Una cosa scenica e basta.

Quello che invece mi fa parlare di come i fatti vengano visti in modo diversi è la modalità di come è avvenuto il giuramento. Ha giurato sulla Costituzione con il padre partigiano di fianco. Una teatralità degna di Berlusconi, che però nessuno ha rimarcato. Tutti pronti a rimarcare quando Berlusconi aveva giurato sui figli, ma nessuno che rimarchi come Franceschini giuri sfruttando il padre. Un paio d’anni fa, tutti a criticare la Moratti che aveva partecipato alla manifestazione del 25 aprile con il padre partigiano in carrozzella, e anche qui nessuno a rimarcare che Franceschini si è comportato in maniera identica. Una bella lezione d’indipendenza, complimenti!

E comunque di questi gesti plateali ne abbiamo le palle piene, che si faccia politica invece che teatro!

I giovani italiani e la politica

Posted in Politica, Società con i tag , , on Ottobre 2, 2008 by ilConsigliere

Una decina di giorni fa è stata pubblica una notizia che secondo me merita una certa attenzione. Attenzione che però non c’è stata. Siamo talmente assuefatti da notizie inutili che ormai non riusciamo, persone normali e giornalisti, a capire cosa sia una notizia che indica come si sta muovendo una nazione.

Mi riferisco a questa notizia pubblicata dal Corriere della sera. Già il titolo dice tutto: “I giovani italiani: salvateci dai politici”.

Secondo un sondaggio tra i giovani tra i 18 e i 35 anni la classe politica italiana è sconfortante e per trovare qualcosa di positivo si rivolgono a esrcito e forze dell’ordine. Il messaggio sembra chiaro: hanno fiducia in quello che non è politica, in qualcosa di assoluto, come le forze dell’ordine o l’esercito. C’è quindi bisogno di qualcosa di forte, come le istituzioni, ma la politica le ha rovinate e quindi ci si rifugia in altre istituzioni.

Dato, questo, confermato anche dal fatto che i giovani italiani sono motlo più europeisti dei giovani degli altri paesi europei. I politici italiani hanno stancato, sono sconfortanti per cui si guardano attorno. E questo è l’aspetto bello di questa ricerca: viene in luce che, malgrado i nostri politici e come hanno conciato la nostra Italia, i giovani sono vivi e capaci di distinguere quello che hanno davanti.

I redditi on line e la curiosità degli italiani

Posted in Politica con i tag , on Maggio 3, 2008 by ilConsigliere

In settimana il brillante viceministro Visco (dimissionario ricordiamocelo tutti) ha deciso di mettere in rete i redditi degli italiani per il 2005. Decisione folle per chi connette. Quanto guadagno sono infatti fatti miei e del fisco: una volta che sono stati controllati da chi di dovere per controllare se pago il giusto a cosa serve mettere a disposizione di tutti la mia dichiarazione? L’unico motivo che vedo è la soddisfazione morbosa di vedere quanto guadagna il proprio vicino di casa. Curiosità che tuttti abbiamo abbiamo, inutile negarlo.

E infatti e il sito dell’Agenzia delle entrate è stato preso d’assalto al punto che non si riusciva nemmeno a caricare. Chiunque avesse a disposizione una connessione web ha digitato l’url per soddisfare la propria curiosità, non di certo per verificare se i propri dati erano corretti.

Fortunatamente il Garante ha deciso di sospendere questa pubblicazione, ma la tecnologia va in aiuto ai guardoni e i vari programmi di peer to peer al posto di essere usati per scaricare i film (come al solito) sono usati per spiare i vicini. Come al solito si cerca di chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi.

Rimane il fatto che un viceministro ormai non più in carica ha creato un precedente indecente nella storia del nostro paese.

Messaggio agli indecisi

Posted in Politica con i tag , on Aprile 11, 2008 by ilConsigliere

Come ho già spiegato sono intenzionato a non votare proprio perché ho molto rispetto per il voto e non voglio sprecarlo per una classe politica che considero inadeguata.

Esiste un non voto effettivamente inutile; è il non voto di chi pensa che tanto non cambia e che tutto sia inutile e lo dice tanto per dire qualcosa e non in base ad un ragionamento ponderato.

Esiste però anche un non voto che vuole dire, vuole urlare che i nostri politici sono dannosi e non sono capaci di fare il loro mestiere. Perché questo che sono: persone che di mestiere fanno i politici, non persone che fanno politica per passione e per il servizio al Paese, ma solo per mestiere. Ed infatti abbiamo visto tutti come si tengono il loro mestiere ben stretto. Impedire la preferenza altro non è che il mezzo migliore per tenersi stretto il posticino che gli è stato regalato dal loro capo partito. Non possiamo votare i migliori, o quelli che consideriamo male, ma chi ci è stato imposto. Votiamo il partito e non le persone. Io questo non lo considero democrazia.

Un esempio lampante ce l’ho proprio qui nella mia regione, la Lombardia. Capolista per la Sinistra Arcobaleno è Rita Borsellino. Probabilmente non sa nemmeno dove si trova Varese o Como rispetto a Milano o a Pavia, ma è qui, capolista. Lo slogan è “Per combattere tutte le mafie. Anche quelle del nord”. Slogan che sembra fatto apposta per giustificare una candidatura assolutamente inaccettabile per la Lombardia.

Proprio al Senato, che dovrebbe essere la camera più rappresentativa della regioni!

Un’imposizione simile non è democrazia, è tirannia dei politici.

Salviamoci da questa tirannia!

Non solo solo a pensarla così. Guardando le statistiche del blog circa il 90% delle visite arrivano cercando “io non voto” e termini similari. Non si potrebbe spiegare altrimenti una percentuali di accessi simile. Siamo in tanti che vogliamo non votare e abbiamo il diritto di farlo.

E loro, i politici si sono accorti che il popolo ha capito questo trucco e sta pensando seriamente a boicottarle. Non è un caso che si sia iniziato a parlare di voto utile, non è un caso che molti richiamano il voto come dovere dimenticando che un è un diritto ed è un diritto che si può esercitare o meno a seconda del proprio sentire. Non è nemmeno un caso che Veltroni abbia detto che chi non vota dopo non si può lamentare.

No, caro Veltroni, io mi potrò lamentare a tutti gli effetti proprio perché non ho dato a voi la delega per comportarvi come vi siete comportati fino a questo momento. Io mi lamento adesso di voi e mi lamenterò anche in seguito proprio perché non ho contribuito ad autorizzarvi al disastro che andrete a fare. Anzi, io sì che mi potrò lamentare, mentre chi si renderà complice non avrà nessun titolo per farlo.

Lunedì pomeriggio il mio non voto sarà solo un numero che nessuno considererà, lo so benissimo, ma almeno non avrò contribuito al danno che seguirà alle elezioni.

Siamo alla frutta con questa campagna elettorale

Posted in Politica con i tag , , on Aprile 11, 2008 by ilConsigliere

Stanotte finisce la campagna elettorale ed inizia il riposo per chi l’ha seguita. Per chi no invece il riposo continua. Mi sa che i più fortunati sono proprio quelli che non l’hanno seguita. Tranquilli, rilassati; e chi sta meglio di loro?

Per concludere degnamente questa campagna elettorale vi invito a vedere questi due manifesti elettorali.

La differenza tra le due è che la prima è finta, è satira, la seconda invece è reale: Milly D’abbraccio ha davvero fatto questi manifesti per farsi eleggere e sono realmente affissi per Roma.

Siamo davvero arrivati alla frutta, dopo il “darla non darla” della Santachè adesso sappiamo che c’è chi la da, lo da e lo mostra pubblicamente per farsi eleggere. Argomento politico non da poco.

Che dire oltre a questo? Forse che conviene emigrare in Svizzera?

PS: tanto per restare in tema, indovinate a che frutta siamo arrivati?